La Trasmissione della Presenza


Seminario Esperienziale

La Presenza non si spiega, si trasmette. Molte persone vivono esperienze profonde, momenti di chiarezza, stati di contatto autentico, eppure con il tempo tutto sembra attenuarsi. Non perché ciò che è stato vissuto non sia reale, ma perché non è ancora stabile. Questo lavoro nasce proprio da qui, dalla necessità di distinguere tra ciò che appare e ciò che rimane. Quando la Presenza è intesa come esperienza diventa uno stato tra gli stati, può essere intensa, luminosa, profonda, ma resta episodica, arriva, permane e poi si attenua, e in questo movimento si crea inevitabilmente una ricerca continua, un tentativo di ritornare a qualcosa che sembra perdersi. Quando invece la Presenza è compresa come asse, non coincide più con uno stato, diventa il centro che attraversa ogni stato senza dipendere da esso, non aumenta né diminuisce, non è legata all’intensità o alla condizione, ma si manifesta come stabilità. Questo seminario non è orientato a creare nuove esperienze, ma a riconoscere un principio che non oscilla, un punto fermo da cui vivere. Durante il lavoro si chiarisce perché le esperienze non si stabilizzano, si riconosce la differenza tra stato e struttura, e si introduce un criterio semplice ma essenziale: ciò che è reale rimane, ciò che è integrato non dipende dalle condizioni. Non si tratta di aggiungere qualcosa, ma di vedere con precisione ciò che già è presente e che può diventare base. Quando la Presenza è esperienza, la si cerca, quando la Presenza è asse, si vive a partire da essa.


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“Hai vissuto esperienze… ma non restano?”

SEMINARI ESPERIENZIALI

LE TRE MODALITÀ DI TRASMISSIONE

🔹 Trasmissione a distanza

Durante il seminario avviene una prima forma di trasmissione non mediata dal contatto diretto. Non richiede interazione, né preparazione particolare. È una condizione che si attiva nello spazio condiviso e permette di entrare in relazione con la Presenza senza dipendere da azioni o tecniche. Non si tratta di percepire qualcosa di specifico, ma di iniziare a riconoscere ciò che è già presente.


🔹 Trasmissione attraverso lo sguardo

In questa fase la trasmissione avviene in modo diretto, attraverso il contatto visivo. Lo sguardo non è utilizzato come strumento relazionale, ma come veicolo di centratura. Non si tratta di comunicare, ma di stabilizzare. Questa modalità permette di evidenziare con maggiore chiarezza la differenza tra esperienza e asse, facilitando il riconoscimento di un punto che non oscilla.


🔹 Trasmissione a contatto

La trasmissione a contatto rappresenta il livello più diretto. Avviene attraverso un contatto fisico semplice, non tecnico, che non introduce nulla, ma rende più evidente ciò che è già accessibile. Non è una pratica, né una tecnica da apprendere, ma un supporto temporaneo alla stabilizzazione. Il suo scopo non è creare dipendenza, ma rendere autonoma la riconoscibilità del centro.

1. Allineamento iniziale

Si entra nel lavoro senza accumulare teoria. L’attenzione viene riportata a ciò che è presente, creando le condizioni per vedere con chiarezza.


2. Riconoscere la differenza

Si chiarisce la distinzione tra esperienza e struttura. Si comprende perché ciò che si vive spesso non rimane.


3. Uscire dalla ricerca dello stato

Si osserva il meccanismo che porta a inseguire esperienze. Questo passaggio interrompe il ciclo “picco → perdita”.


4. Introduzione all’asse

Viene indicato un centro che non dipende dagli stati. Non è un’esperienza, ma un principio stabile.


5. Esperienza diretta

Si entra in contatto con la Presenza senza enfatizzare sensazioni o condizioni particolari.


6. Stabilizzazione

Si riconosce ciò che rimane. Si distingue tra ciò che cambia e ciò che non cambia.


7. Criterio di integrazione

Viene introdotto un criterio semplice e verificabile per riconoscere se qualcosa è realmente integrato.


8. Applicazione nella vita

Si comprende come questo centro si riflette nelle scelte, nelle relazioni e nelle situazioni quotidiane.


9. Chiusura

Il lavoro non termina come esperienza diretta, ma come riconoscimento di ciò che rimane stabile.


Esperienze condivise

“Ho partecipato pensando di vivere un’esperienza come tante altre. Invece è successo qualcosa di diverso: non è stato un picco, ma un riconoscimento. Per la prima volta non ho sentito di dover mantenere uno stato. È cambiato il punto da cui mi muovo. Non saprei spiegarlo, ma resta.”

“Negli anni ho fatto molte pratiche e vissuto esperienze anche intense, ma sempre temporanee. Qui non ho trovato qualcosa di ‘più forte’, ma qualcosa di stabile. È come se si fosse chiarito ciò che non cambia, indipendentemente da come sto. Questo per me ha fatto la differenza.”

“All’inizio ero scettico, soprattutto sul tema della trasmissione. Non ho percepito nulla di ‘spettacolare’, ma qualcosa si è spostato in modo molto semplice e reale. Nei giorni successivi ho visto che non stavo cercando di tornare a uno stato. C’era più continuità, senza sforzo.”


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