Commento a “Che cosa accade quando manca un principio ordinatore?”
The Presence Integration Vol. 1 – (Italian E-book)
Quando manca un principio ordinatore, l’esperienza non viene meno: si frammenta. I contenuti restano, le percezioni si susseguono, le intuizioni emergono con intensità anche significativa, ma ciò che viene compreso non trova un luogo stabile in cui collocarsi. Non è questione di verità o falsità; è questione di coerenza. Ciò che non è ordinato può essere autentico, ma rimane instabile, perché privo di un asse che ne garantisca l’integrazione reciproca. In assenza di un centro strutturale, ogni stato tende a proclamarsi centrale: l’emozione del momento assume valore assoluto, l’intuizione recente si impone come conclusiva, la crisi definisce l’identità, l’euforia si presenta come fondamento. Non vi è gerarchia interiore, perché nulla precede gli stati per disporli; e quando tutto pesa allo stesso modo, nulla trova una collocazione coerente. Ontologicamente questo genera oscillazione: l’io non è centrato ma reattivo, non struttura l’esperienza ma la subisce o la rielabora incessantemente senza stabilizzarla. L’identità diventa funzione degli stati attraversati e non presenza che li attraversa; si vive in una continua ridefinizione di sé, dove ogni fase sembra definitiva finché non viene sostituita dalla successiva. Operativamente questa condizione si manifesta come scollamento tra comprensione e azione, alternanza tra chiarezza e smarrimento, ricerca ricorrente di conferme esterne, difficoltà nel mantenere direzione nel tempo. Ciò non dipende da mancanza di sincerità o di intensità, ma dall’assenza di un principio che preceda gli stati e li disponga. Il principio ordinatore non coincide con una credenza né con un’emozione elevata; non è uno stato superiore, ma un asse strutturale che rimane stabile mentre gli stati variano. Quando è assente, l’esperienza si accumula senza integrarsi; quando è presente, ogni esperienza viene collocata, verificata, resa coerente rispetto a un centro che non dipende da essa. Senza principio ordinatore, la coscienza procede per episodi, vivendo per successioni di momenti significativi; con un principio ordinatore, la coscienza vive per continuità, perché ciò che accade viene ricondotto a un asse che non muta al mutare delle condizioni. La differenza non è quantitativa ma strutturale: non riguarda quante esperienze vengano attraversate, ma se esiste un centro capace di mantenerle in equilibrio senza esserne determinato.

